Capire e non cedere: come Bachelet - Parrocchia di S. Giovanni Battista in Soliera

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La notte dei giovani? Capire e non cedere: come Bachelet.
Quaresima 2010



I luoghi comuni sui giovani sono tanti, a cominciare dalla stessa definizione di una “categoria“ di persone legata ad una fascia di età fino a qualche anno fa inesistente, in quanto il passaggio dalla adolescenza alla età adulta era in termini di tempo brevissimo.

Eppure oggi si sente continuamente parlare di loro, delle loro frustrazioni, dei loro problemi, del fatto che “non sono più quelli di una volta”, si sente ripetere che ”i giovani sono il futuro della società, o della chiesa”, senza pensare che tale affermazione tende a eliminarli dal presente (per colpa degli adulti che vogliono stare perennemente su un oggi di durata indefinita – pensate ai miei coetanei cinquantenni agghindati da improbabili ventenni) e ad ignorare che in realtà essi sono già una parte importante del presente della nostra società, mentre si ignora il dato che forse più li affligge
,cioè la mancanza di speranza sul loro futuro.

Per la chiesa poi, la questione si fa particolarmente preoccupante. Siamo di fronte alla Prima generazione incredula, cioè a persone per le quali “nascere e diventare cristiano” non sono eventi automatici, la prima generazione a cui nessuno ha narrato e testimoniato la forza e la bellezza della fede perché viviamo una stagione in cui la nostra società non è più ispirata dalla fede cristiana.

Però più che scandalizzarsi e scoraggiarsi bisogna capire che molte cose stanno cambiando i linguaggi, gli strumenti della comunicazione, i comportamenti esteriori. E il cambiamento non è il disastro e anzi può offrire occasioni di pulizia e miglioramento, novità e possibilità impreviste ed inedite. L'importante è essere certi delle cose importanti e profonde come l'onestà, la solidarietà e l'amore; e della consapevolezza che la fede, come la vita, la si trasmette da persona credibile a persona aperta alla possibilità di credere, coscienti non solo di avere un patrimonio da trasmettere ma anche del dover rendere credibile e desiderabile l'eredità che si vuole lasciare a generazioni che sono già in mezzo a noi e che da noi si attendono segni di un passato di cui essere grati, di un presente aperto al domani e di un futuro possibile che meriti di essere vissuto.

Pensando in questi giorni alla vicenda terrena di Vittorio Bachelet vissuta in tempi non meno difficili di oggi ho ritrovato nella sua esperienza di credente questa linea di austerità e di bontà
,di fortezza e di mitezza, di servizio nella gioia dell'incontro con Dio e nei fratelli.
Riassumendo: ascoltare, capire, non cedere al pessimismo
,servire e credere con fede e speranza. Senza clamori, ricomincio da qui.


Danilo Beneforti  Adulti A.C.

 
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