Note sull'Enciclica "Lumen Fidei" - Parrocchia di S. Giovanni Battista in Soliera

Vai ai contenuti

Menu principale:

Notizie > In Evidenza

LUMEN FIDEI, lettera enciclica di papa Francesco sulla fede.


L’uomo adulto e la luce.
Il materiale è distribuito in una introduzione sulla fede come luce (n. 1-7), poi in quattro capitoli:
“Abbiamo creduto all’amore”  (n. 8-22),  cioè la fede come rapporto di amore con Dio;
“Se non crederete non comprenderete”, che sviluppa il tema della fede come conoscenza e come riflessione (n. 23-36);
“Vi trasmetto quello che ho ricevuto” illustra il compito della Chiesa nella trasmissione  della fede (n. 37-49)
“Dio prepara per loro una città”  cioè la fede come alimento per la vita economica e sociale (n.50-57) .
Gli ultimi due numeri sono dedicati ala Madonna, “colei che ha creduto”.  

La luce.
Le prime pagine sviluppano la fede come luce, la cui evidenza è fortemente rimossa dall’”uomo diventato adulto, fiero della sua ragione, desideroso di esplorare il mondo in modo nuovo”. Dopo Nietzche la fede è stata assimilata al buio, una sorta di salto nel vuoto per una consolazione privata, non più come orizzonte condiviso.  Le contraddizioni insolubili del moderno hanno portato a delegittimare la ricerca di senso per l’insieme dell’esistenza umana.  La proposta cristiana è di riaprire questa ricerca, andando a una fonte più originaria dell’umano, cioè nel Dio vivente.  Un cammino che è, a un tempo, memoria fondata, attesa oltre la morte, e uscita dall’io per una comunione con gli altri.  A questo rinnovato appello risponde sia la memoria del Vaticano II, come la celebrazione del’anno della fede.

“Abbiamo creduto all’amore”.
Il I capitolo cementa il dato dottrinale della fede con l’esigenza dell’amore attraversando le grandi figure di riferimento, Abramo, Israele, Mosè e Gesù: chiamata e promessa diventano evidenza nello sviluppo del cammino. “Tutte le linee dell’Antico Testamento si raccolgono in Cristo, egli diventa il sì definitivo a tutte le promesse, fondamento del nostro ‘Amen’ finale a Dio.” “Proprio perché Gesù è il Figlio, perché è radicato in modo assoluto nel Padre, ha potuto vincere la morte e far risplendere in pienezza la vita”.  Crediamo Lui come Figlio, a Lui come Parola, in Lui quando lo accogliamo personalmente nella nostra vita.

La salvezza è un’apertura radicale a un Amore che ci che ci precede e ci trasforma. Non come fatto privato, come esperienza soggettiva o opinione personale, ma come assemblea di Dio chiamata all’annuncio.  

LUMEN FIDEI, lettera enciclica di papa Francesco sulla fede, capitoli II-III-IV

Se non crederete non comprenderete” (n. 23-36, fede come conoscenza e riflessione) -   Credere è, a un tempo, comprendere ed essere saldi, resistendo a rigidità e fanatismi, a pretese di totalitarismo come allo svuotamento del relativismo.   E’ per l’intreccio della fede con l’amore che si comprende  la forma di conoscenza propria della fede, la sua forza di convinzione, la sua capacità di illuminare i nostri passi.  La fede nasce dall’ascolto e approda alla visione; infatti parte dalla persona di Gesù, che si vede e si ascolta.  “La verità oggi è ridotta ad autenticità soggettiva del singolo, valida solo per la vita individuale. Una verità comune ci fa paura perché la identifichiamo con l’imposizione intransigente”, mentre essa può crescere solo nella convivenza che rispetta l’altro.  La luce della fede in Gesù illumina anche il cammino di coloro che cercano Dio, e offre il contributo proprio del cristianesimo a seguaci delle diverse religioni. Configurandosi come “via”, la fede riguarda anche la vita degli uomini che, pur non credendo, desiderano credere e non cessano di cercare.  

Vi trasmetto quello che ho ricevuto”  (n. 37-49, il compito della Chiesa nella trasmissione  della fede) – “La conoscenza di noi stessi è possibile solo quando partecipiamo ad una memoria più grande. Avviene così anche nella fede, che porta a pienezza il modo umano di comprendere. Il passato della fede, quell’atto di amore di Gesù che ha generato nel mondo una vita nuova, ci arriva nella memoria di altri, dei testimoni, conservato vivo in quel soggetto unico di memoria che è la Chiesa”.    E’ impossibile credere da soli e il “credo” pronunciato è tale perché può essere detto come “crediamo”.   -  Sono 4 le forme fondamentali della memoria ecclesiale:  i sacramenti, il credo, la preghiera e il decalogo.  Nella liturgia la persona è coinvolta, come membro di un soggetto vivo, in un tessuto di relazioni comunitarie; per questo si deve dire che la fede ha una struttura sacramentale.  - La fede è una sola, “togliere qualcosa alla fede è togliere qualcosa alla verità della comunione”.  Come servizio alla integrità della fede opera la successione apostolica; il magistero  parla sempre in obbedienza alla Parola originaria ed è affidabile perché si affida alla Parola che ascolta, custodisce ed espone.    

Dio prepara per loro una città” (n.50-57, la forza edificatrice della fede) – La fede fa comprendere l’architettura dei rapporti umani, perché ne coglie il fondamento ultimo e il destino definitivo in Dio, e così illumina l’arte dell’edificare, diventando un servizio al bene comune.  - La fraternità sociale si spegne se viene meno il riconoscimento  “che in ogni uomo c’è una benedizione per me, che la luce del volto di Dio mi illumina attraverso il volto del fratello”.   - Cancellare la morte e risurrezione di Cristo vuol dire oscurare ciò che rende unica e preziosa la vita dell’uomo e misconoscere la grammatica che regge la bellezza della natura:  rende impossibile comprendere il dolore e dare una ragione alle prove.  “Il cristiano sa che la sofferenza non può essere eliminata, ma può ricevere un senso, può diventare un atto di amore, affidamento alle mani di Dio che non ci abbandona”.


                                                                                                                   Don Marco Maioli




 
Torna ai contenuti | Torna al menu